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Classificazione dei vini italiani
La classificazione dei vini italiani si basa su un rigido insieme di regole, il cosiddetto "Disciplinare". Esso stabilisce quali vitigni possono essere utilizzati e in quale proporzione, definisce le zone autorizzate e regola i metodi di produzione.
Vini da Tavola
Vini senza una specifica indicazione geografica. Rappresentano una produzione generica, il che non significa necessariamente bassa qualità. Il vitigno e l'annata non possono essere indicati in etichetta.
Vini I.G.T. (Indicazione Geografica Tipica)
Questi vini sono caratterizzati dalla loro regione d'origine. Almeno l'85% delle uve deve provenire dalla zona indicata. L'indicazione del vitigno è consentita in etichetta.
Vini D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata)
Vini provenienti da zone rigorosamente delimitate con rese, gradazione alcolica e tempi di invecchiamento prestabiliti. Ogni lotto viene sottoposto a esami chimico-fisici e organolettici prima della commercializzazione.
Vini D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita)
Il massimo livello qualitativo. I vini devono essere stati classificati come D.O.C. per almeno 5 anni e sono soggetti a controlli e degustazioni ancora più severi prima dell'imbottigliamento. Riconoscibili dalla fascetta di Stato sul collo della bottiglia.
Regolamento UE (CE) N. 479/2008
Dalla campagna 2009/2010, l'UE distingue inoltre tra Vini a Denominazione di Origine (DOP e IGP), che hanno un forte legame con il territorio, e Vini senza Denominazione di Origine, che non richiedono un riferimento geografico specifico.
